Ci sono diversi elementi nel percorso che mi hanno portato a diventare chef. Nel luglio 1977, ho incontrato lo chef Roland Henin. Ho avuto un impatto fortissimo. Mi ha fatto capire tante cose. Ho conosciuto l’attività fisica legata alla cucina: fare 300 coperti in una sera ad esempio. Inoltre mi ha fatto capire l’importanza di coinvolgere altre persone e cosa più importante, che ci sono delle persone nella sala del ristorante: il nostro dovere è sfamarle.
L’ispirazione è attorno a voi, sempre. Non si tratta di una cosa sola. La troverete in molti luoghi diversi, senza alcun preavviso. Ve ne renderete conto semplicemente e la seguirete. Può giungere in spiaggia, leggendo, giocando a golf, facendo degli sport nautici. In questi ultimi due anni, mi sono concentrato sul golf. Amo la determinazione di cui esso necessita, i rituali, la ripetizione, sono tutte cose che contribuiscono a rendervi un buon cuoco. Perché io amo la ripetizione.
Qual è stata la Vostra più grande emozione gastronomica?
La mia prima cena da Masa Takayama. Non era solo cibo. Erano i suoi movimenti rituali, quasi come una danza, tutte le sfumature della sua cucina. Il suo cibo è straordinario. I funghi grigliati nella pergamena, quasi bruciati, il contorno nero del fungo sulla pergamena. O l’antipasto di caviale e toro! Il the verde quasi fluorescente nella sua mousse, la sensazione nella bocca.
L’altra emozione è stata la mia prima volta in un 3 stelle Michelin: Michel Guérard. L’uovo in camicia perfetto!
L’incidente in cucina più divertente a cui avete assistito?
Me ne vengono diversi in mente. Osservare Jean - Louis Palladin cucinare il foie gras quando eravamo in Israele. Era piuttosto agitato in cucina perché i rabbini gli spiegavano come cucinare il kasher. Chi ha vinto? Il rabbino. Oppure quando ho dovuto chiudere il Rakel, ero estremamente triste; ma ho invitato alcuni amici e alcuni degli ospiti abituali e ho fatto una festa da superbowl: Hot dog! Hamburger !
Il consiglio per i cuochi della domenica?
Se sbagliate qualcosa dovete comunque andare avanti. Se come professionisti, sbagliando, non dovessimo andare avanti, dove andremmo a finire? Quindi, perfezionate le vostre competenze. Rifate sempre e ancora le stesse cose. Diventerete competenti ripetendo gli stessi gesti. Non mollate. Se ci riuscite sin dalla prima volta, vuol dire che siete molto fortunati. Siate quindi molto pazienti.