I miei genitori, che hanno lavorato tutta la vita al Negresco a Nizza, mi hanno fatto conoscere le due facce di una vita dedicata al pubblico: un grande piacere nei contatti ma anche tanti sacrifici nella vita privata.
È per questo che ho fatto di tutto per evitare di fare questo mestiere. Sono cambiata, però, grazie all’incontro con Giorgio Pinchiorri a Firenze. Un appassionato di vini francesi e italiani, che aveva bisogno di accompagnare i propri vini con piccoli spuntini…
Da qui il mio ruolo, modesto, che mi ha permesso di essere la prima donna in Italia a ottenere tre stelle. In altre parole, sono autodidatta, felice di esserlo, appassionata di ricette e tradizioni italiane, raccolte e realizzate da 40 anni nella capitale toscana.
La mia cucina è italiana, basata su prodotti locali, utilizzando tecniche moderne per ottenere risultati migliori sotto il profilo del gusto e dell’emotività.
Qual è stata la Vostra più grande emozione gastronomica?
Innanzitutto, alla Bonne Auberge, ad Antibes, dove la proprietaria faceva il giro dei tavoli, con uno scialle sulle spalle e molta grazia. Poi al Moulin de Mougins – dove ho incontrato i fratelli Troisgros. Al suo passaggio, Roger Vergé sembrava sognante, per la sua capacità di gestire la sua cucina e la serata in completa sicurezza. Che lezione!
Mi ricordo infine di una serata a La Tour d'Argent, dove per una cena di Tradizioni e Qualità, Claude Terrail ci aveva ricevuto come solo lui sapeva fare, donandoci la sensazione di essere tutti dei principi!
Il consiglio per i cuochi della domenica?
Anche se è stato difficile per me abituarmi, mi sforzo di scegliere un piatto unico, per trovare il tempo di intrattenermi con gli ospiti.