Relais & Châteaux è una collezione esclusiva di 500 tra i migliori hotel di charme e ristoranti gastronomici presenti in 60 paesi. Dalle vigne della Napa Valley alle spiagge di Bali, dagli ulivi della Provenza alle riserve del Sudafrica, Relais & Châteaux riunisce le tappe della strada più bella per scoprire ciascun territorio di ciascun paese.
Nelle nostre dimore, ogni maître de maison ci tiene a condividere il proprio legame con una cultura, con un territorio. Avendo a volte passato una vita intera ad assimilare la storia e lo spirito di un luogo, vi trasmette con passione ciò che rappresenta il proprio essere e le proprie radici.
Luoghi da sogno per trascorrere un week end d'amore o festeggiare le tappe più importanti della vita: compleanni, lune di miele, riunioni di famiglia... Grazie alla magia delle nostre case, le vostre occasioni più belle per ritrovarvi si trasformano in ricordi indimenticabili.
Creata più di cinquanta anni fa dall'unione di grandi albergatori e chef, Relais & Châteaux si è affermata come un punto di riferimento per l'eccellenza nel campo della ristorazione edell'industria alberghiera. Attraverso le esperienze e il viaggio sensoriale che vi esortiamo a fare nelle nostre dimore presenti in tutto il mondo, vi invitiamo a riscoprire e a ridefinire un certo tipo di Arte di vivere.
Sono cresciuto in una grande famiglia da madre originaria del sud e padre ungherese, in una piccola città : Massena, nello stato di New York. Mio padre, Frank, costruiva case, Opal, mia madre, casalinga è colei che si occupa della gestione familiare e noi siamo cresciuti in una famiglia di lavoratori. Io ero il terzo figlio, il più piccolo, dunque quando i miei due fratelli più grandi sono andati a lavorare con mio padre, io sono stato scelto per rimanere a casa con mia madre per imparare a gestire la casa e a cucinare. E ho cambiato anche diversi pannolini. I miei genitori mi hanno insegnato un’incredibile etica al lavoro, una disciplina che non è facile accettare quando si è giovani e se si ama la buona cucina!
Infine, ho lavorato alla costruzione dell’azienda di famiglia, mio padre aveva accettato di ricostruire il ristorante locale : The Village Inn. Sono andato a lavorare con lui, il locale non mi interessava e sono sparito nella cucina del ristorante senza mai guardarmi indietro. A dodici anni, il mio primo lavoro durante l’autunno e l’inverno è stato lavorare al guardaroba. Poi a 14 anni, ho iniziato a lavorare in cucina come lavapiatti. Abitavamo a undici chilometri e mio padre o mio fratello mi accompagnavano e mi venivano a riprendere a lavoro, spesso dopo mezzanotte, fin quando non ho preso la patente.
Come chef da 30 anni e ristoratore da ormai 10 anni, lavoro in cucina ma anche a qualsiasi altro servizio se qualcuno ha bisogno di un consiglio o di un chiarimento. Mi ricarico nei cosiddetti « momenti rubati», mentre si lavora sodo per garantire che tutto vada per il meglio o quando si è pronti a partire per una fuga per una giornata o per un week end ed è tutto pronto. Si prepara tutto prima di partire e si ricomincia al rientro.
L’ispirazione mi viene quando dormo e gironzolo per casa... e quando faccio shopping. Adoro l’arte e le cose belle, tengo sempre gli occhi aperti per trovare pezzi unici, cerco dal rigattiere oggetti di modernariato degli anni 50, in stile Hollywood Regency o Art Deco.
Viaggio molto per il mio lavoro, vado quindi in Europa o in altri luoghi con Relais & Châteaux, incontri gastronomici, eventi e promozioni con gli chef invitati. Adoro viaggiare nel mondo. Acquisto oggetti d’arte in tutti i paesi in cui vado e amo alcune epoche in particolare, per quanto riguarda l’architettura e il design, mobili e pezzi difficili da trovare, quelle che quando li vedi, ne resti immediatamente affascinato e vuoi assolutamente avere. Mi sono fatto sfuggire talmente tanti pezzi magnifici e lo rimpiango, amo la bellezza! Viaggiare è una delle attività fondamentali per diventare chef : vi apre gli occhi su usi e costumi del mondo e può influenzare la vostra cucina e la vostra vita.
I miei piaceri culinari si sviluppano attorno a piaceri semplici come il fico o la pesca perfetti o un semplice pollo arrosto. Cose difficili da trovare!
Qual è stata la Vostra più grande emozione gastronomica? Le prime volte in cui ho assaggiato la cucina di giovani chef come David Bouley, Jean Georges Vongerichten, Daniel Boulud negli anni 80. Resistono sempre alla prova del tempo. Questi pasti mi hanno spinto a frequentare le più alte sfere e a estendere le conoscenze.
I miei piaceri sono legati a una cucina piuttosto tradizionale. Amo i sapori familiari. La cucina moderna è come una rappresentazione teatrale, quando si assapora un gusto e dei sapori sconosciuti. Se avete visto una rappresentazione, l’avete apprezzata e la raccontate agli amici, ma non intendete tornarci, allora non ha la vocazione di durare o creare una cucina classica. Per me, la cucina deve essere caratterizzata da sapori molto equilibrati ed essere desiderata, tanto da darvi la voglia di ritornarci, una volta dopo l’altra, un anno dopo l’altro. Non sono certo che la gastronomia moderna sia la promessa di un grande avvenire.
Detto tra parentesi, ho visto comparire e sparire numerose tendenze. Tra queste particolari tendenze, il 5 % permane come elemento solido della tecnica culinaria, resta nella memoria e sarà poi realizzato una volta passato l’effimero entusiasmo. Penso che i ristoranti diventino noti e amplino la propria clientela quando questi ultimi ritornano per piatti particolari.
L’incidente in cucina più divertente a cui avete assistito? Lavoravo al nord dello stato di New York, in un ristorante a cui fornivo consulenza. C’era un tempo estivo, tipico di questa regione, più caldo e umido che mai, cucinavo con difficoltà, faceva un caldo terribile sia dentro che fuori. Termino la mia salsa per il servizio serale e vedo che nel mio tegame, ci sono centinaia di moscerini. Il calore esterno aveva ucciso lo sciame di moscerini indeboliti, gettando i corpi rinsecchiti in cucina tramite le ventole di aereazione. Siano lodati i dei della cucina, avevo conservato le salse del giorno prima!
Nello stesso ristorante, il cameriere della cucina ha confuso le olive nere con le ciliegie in conserva per il flambé.
Il consiglio per i cuochi della domenica? Se parlate dello chef occasionale, adoro il fatto che le persone siano appassionate di cucina e vogliano cucinare e imparare a cucinare : è uno dei più grandi passatempi degli americani di oggi. Dovrebbero continuare a cucinare e imparare a divertire i propri invitati e la propria famiglia.
Il mio consiglio migliore : non lasciatevi distrarre dalla vostra passione per la cucina, né turbare dai vostri amici che vi dicono che siete un bravo cuoco e che dovreste aprire un ristorante. I piaceri più grandi possono trasformarsi in un lavoro rigoroso ed è esattamente ciò che è necessario per entrare nella ristorazione. Proteggete il vostro piacere per il piacere. La cucina in casa, può essere molto più personale di un’esperienza al ristorante ; l’unico inconveniente è che poi si devono fare i piatti !
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