Il bisnonno, Joseph Carrier, droghiere e proprietario di una stazione per diligenze ha visto arrivare la ferrovia a Chamonix nel 1902 : ha scommesso sul settore alberghiero. Pierre, 4° generazione, ne ha ripreso le redini nel 1979. Dopo un anno trascorso al Louis XV, sono arrivato lì, attratto dalle cime innevate, impiegato come comì. Il mio incontro con Perrine, figlia di Pierre, ha permesso che entrambi investissimo nella dimora. Formiamo oggi un trittico solido. Pierre, capocordata, mi ha concesso la responsabilità delle cucine e Perrine è il sorriso all’accoglienza.
Condividiamo l’amore per una cucina precisa, il rispetto dei prodotti di qualità e l’esperienza delle generazioni degli chef che ci hanno preceduto.
Qual è stata la Vostra più grande emozione gastronomica?
Abbiamo cucinato sui fornelli da campeggio, servito e gustato sulla cima del Monte Bianco, dopo un maestoso tramonto, un menù da gastronomi : pollastra tartufata sotto pelle, risotto ai tartufi, reblochon di campagna, dacquois alle noci, il tutto innaffiato da grandi bottiglie. Dopo una notte in tenda a 4807 m, ci siamo concessi una superba discesa sciando dalla cima fino a Chamonix.
L'incidente in cucina più divertente a cui avete assistito?
Quando ero chef de partie e mentre passava Pierre Carrier, presi inavvertitamente e in pieno servizio lo strofinaccio dello chef, mi disse: « mi hai già preso mia figlia, restituiscimi il mio strofinaccio ! » gli avevamo appena annunciato la nostra relazione : immaginate il mio imbarazzo ! E poi è scoppiato a ridere.
Il consiglio per i cuochi della domenica?
Evitare le esibizioni, fare cose semplici e soprattutto passare del tempo a tavola con i propri ospiti. La vera felicità va condivisa.