Quinto luogo più visitato della Francia, questa meraviglia di architettura romana getta le proprie arcate al di sopra del Gardon. Una beffa all’equilibrio e all’usura del tempo che i turisti affascinati dall’ingegnosità dei nostri antichi costruttori contemplano.
Diamo a Cesare quel che è di Cesare. O piuttosto attribuiamo a lui il proposito dei suoi architetti: il Ponte del Gard non è un ponte ma un acquedotto!
Edificato probabilmente nel primo secolo d.C., è solamente la parte visibile di un gigantesco cantiere di derivazione dell’ acqua. I Romani ebbero l’ottima idea di recarsi a Uzès per rifornire la Colonia Augusta Nemausus (Nîmes), allora in pieno sviluppo.
L’opera conta 50 km di lunghezza, in gran parte sotterranei. L’attraversamento del Gardon, parte visibile de "l’iceberg", da’ la misura dell’opera romana: circa 500 metri di lunghezza nella sua parte alta, quasi 50 metri di altezza. Alcuni blocchi di pietra, non legati dal cemento, pesano fino a otto tonnellate. Una "pesantezza" che non toglie niente, anzi, alla disinvolta grazia dell’insieme. La colpa probabilmente è la finezza delle arcate, quelle della fila superiore sono molto più piccole delle altre.
Altro fenomeno degno di nota: il ponte ha resistito agli attacchi del tempo. Le piene non lo hanno danneggiato, la guerra non gli ha inflitto ferite e non ha sofferto nemmeno dell’abbandono delle sue funzioni originali, poco prima dell’anno mille, quando Nîmes finì col trovare delle sorgenti più vicine al suo centro.
Questa armonia è restituita ai nostri giorni con la più grande intelligenza. La ristrutturazione del sito ha eliminato tutte le costruzioni parassite qualche anno fa. Una vera felicità per il visitatore che si ritrova improvvisamente catapultato nei primi tempi del mondo...