Tra Orange e Avignone, Châteauneuf-du-Pape conserva la propria immagine grazie alla memoria lasciata dai prelati e alla produzione di un vino rosso di altissima fama. Due motivi essenziali per andare a curiosare nelle viuzze di questo adorabile villaggio medievale.
Le sue bottiglie sono riconoscibili tra tutte. Contrassegnate dalla tiara e le chiavi di San Pietro, identificano immediatamente il vino di Châteauneuf-du-Pape, considerato dagli esperti come il fiore all’occhiello dalla denominazione Côtes-du-Rhône. Questo vino rosso è certamente l’emblema del villaggio. Prodotto da 300 viticoltori su più di 3000 ettari, la sua qualità non ha eguali se non con la precisione con cui è elaborato. Più di 13 vitigni rientrano nella sua composizione. Ma la sua storia non è stata sempre rosea. Distrutto dalla fillossera nel 1866, il vigneto dovette aspettare cinquant’ anni prima di essere ripiantato.
Un’epopea che era lontana dall’immaginazione dei papi, all’epoca del loro potere Avignone. Il loro arrivo in Valchiusa nel XIV secolo andò a sconvolgere completamente la vita del paese. Sedotti dal luogo, essi si fecero erigere un castello che serviva loro da villeggiatura. Così Châteauneuf-du-Pape è una specie di Castel Gandolfo francese! Si può indovinare l’importanza che doveva avere la città dall’imponente mole della fortezza situata sulla sommità della collinetta. Dal torrione c’è una vista splendida su Avignone, le Alpille, il Luberon e il Ventoux.
Ma ritorniamo al vino. Nella cittadina, il museo da non perdere presenta la cronistoria della denominazione d’origine controllata. E tre feste rituali accompagnano durante l’anno il lavoro delle vigne: le fioriture musicali in maggio, il Véraison in agosto e il bando delle vendemmie in settembre. Tre ragioni in più di per recarsi a Châteauneuf-du-Pape!